Tramite il Bando 2018 della Fondazione Wanda Di Ferdinando è stato finanziato Ripar(t)iamo insieme, un  progetto che prevedeva l’allestimento di un laboratorio polifunzionale all’interno della  sezione femminile della casa circondariale di Villa Fastiggi – Pesaro. L’idea era quella di creare uno spazio nel quale fosse possibile organizzare corsi di formazione per le detenute e trasmettere competenze anche in vista del loro futuro reinserimento sociale.

Attualmente il progetto è in fase di conclusione. Grazie alle connessioni promosse dalla Fondazione, l’Associazione Bracciaperte (ente capofila dell’iniziativa) ha  inoltre potuto visitare la Cooperativa Giotto, eccellenza a livello nazionale nel campo dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, in particolare persone disabili e persone detenute.

Mario Di Palma, presidente di Bracciaperte, ci racconta da cosa nasce l’impegno per le persone detenute e quali sono le prorità su cui, secondo la sua esperienza decennale, occorre oggi insistere.

 

Da dove parte l’esperienza di Bracciaperte? Che cosa significa operare all’interno di un istituto penitenziario? 

M. Di Palma: L’idea di fondare questa associazione nasce circa dieci anni fa, dopo una visita all’interno della Casa Circondariale di Pesaro. Rimasi colpito dagli spazi vuoti e dalla sensazione di inerzia che riempiva i corridoi, così mi venne voglia di dare un contributo. Mettere a disposizione degli altri le mie competenze professionali mi sembrò, in tal senso, una strada percorribile.

Iniziai realizzando corsi utili all’apprendimento di lavori manuali: manutenzione e riparazione di elettrodomestici (mio settore di competenza) ma organizzai anche corsi che mi appassionavano, come quelli legati al mondo della cucina. Mettendomi in gioco mi fu chiaro che creando Bracciaperte avrei avuto la possibilità di moltiplicare l’esperienza, coinvolgendo altri artigiani e volontari nel percorso. E così, in effetti, è andata.

Nel tempo l’associazione ha collaborato con gran parte degli Istituti penitenziari della regione Marche, ha incrociato il cammino di molta gente, formato circa 1200 persone detenute nonostante i pochi fondi dedicati a questo tipo di attività. Ma è di fondamentale importanza insistere in tal senso: bisogna investire sulle iniziative finalizzate al reinserimento lavorativo delle persone detenute. Solo in questo modo si può contrastare la recidiva e consentire alla persona detenuta di scontare la pena in modo utile e costruttivo.

Come avete costruito l’iniziativa Ripar(t)iamo insieme?
M. Di Palma: Per la sezione femminile del carcere, avevamo già effettuato donazioni, tra cui una parruccheria professionale, attrezzature da cucina, generi di prima necessità grazie alla collaborazione con il Banco alimentare. Con il laboratorio polifunzionale volevamo consolidare il nostro impegno, immaginando un luogo adatto a diverse sperimentazioni: per esempio, negli ultimi mesi nel laboratorio ci siamo dedicati alla riparazione degli elettrodomestici ma nello stesso ambiente è stato realizzato un corso di caregiver.

Parte del lavoro è stato documentato tramite video tutorial con il coinvolgimento delle donne anche durante l’allestimento del set per le riprese. A causa della costante carenza di fondi ogni attività portata a termine diventa veramente preziosa.

Da sinistra: M. Di Palma dell’Associazione Bracciaperte e N. Boscoletto della Cooperativa Giotto

Nel mese di novembre Bracciaperte è andata a conoscere la Cooperativa Giotto di Padova. Che cosa ha significato questo scambio  per l’associazione?
M. Di Palma: L’incontro ci ha permesso di capire da vicino come funziona una realtà che è un’eccellenza a livello nazionale: abbiamo visitato i laboratori interni, da quello di pasticceria ai call center, abbiamo visto gli spazi per le lavorazioni di alta precisione; abbiamo incontrato il Dott. Boscoletto, Presidente della Cooperativa Giotto, abbiamo potuto ascoltare la storia dell’ente, sono nati stimoli, nuove idee! Sicuramente dopo questa visita affronteremo con più motivazione le difficoltà legate al tipo di volontariato che abbiamo deciso di svolgere, che purtroppo trova troppi pregiudizi e si scontra con una carenza fisiologica di fondi.